IL PRETE
Il prete ha sempre avuto puntati addosso molti occhi: su di lui si sono tuffati romanzi, film, sceneggiati televisivi, inchieste, ecc. ... forse perché il prete è un dono che viene da lontano.
II prete è un uomo, che una storia, a un certo punto, ha coinvolto in modo misterioso. Prima una chiamata, magari sofferta, meditata e pregata, poi una risposta piena, confermata dalla Chiesa, nelle mani del vescovo.
Oggi vive in una continua tensione tra il dire e il tacere per far spazio alla pazienza e all'attesa fiduciosa; può scrivere pagine stupende di presenza e di testimonianza, ma può anche vivere solitudini immense, stanchezza e abbandono: pur tuttavia, la comunità deve sapere che il prete è colui il quale, per la giusta causa di Cristo, firma ogni mattina un assegno in bianco ... la cifra è a disposizione, anche se alta.
Il prete è dentro, è coinvolto: non è un estraneo e ha il dovere di affrontare tutto con lucida fiducia e coraggio; diventerà capace di traghettare dall'isolamento e dalla confusione se farà riferimento a due punti significativi, la Parola e i Sacramenti; potrà sollecitare il cuore dell'uomo a esprimere la verità che ha già dentro e che richiama l'altra Verità ... insomma, non può trovare soluzioni ma può aiutare a dare un nome alle attese profonde e a segnalare le strade percorribili.
Il prete è l'uomo della profezia, per una società e per un uomo che chiedono risposte; il passaggio è obbligato: occorre passare da un'evangelizzazione moralistica a una proposta di salvezza.
Uomo tra gli uomini, subisce i limiti di personalità e le sconfitte che segnano ogni individuo: come gli altri, non sopporta la solitudine e, di fronte alla complessità del suo compito, accusa la sua inadeguatezza. L'area pastorale, dove la fine dell'epoca di cristianità priva il prete di sicurezze e gratificazioni, è forse quella che genera maggiori inquietudini: il lavoro per "il piccolo resto" esige da lui una conversione, dall'esercitare un ruolo a essere persona in Cristo. Vivere fino in fondo questo cambiamento significa assumere il ministero con la coscienza della propria fragilità e con la sicurezza che la forza dello Spirito sarà sempre all'opera.
II cantico di compieta (i miei occhi hanno visto la tua salvezza) ribadisce per lui la Luce Vera che illumina le genti perché il cammino di incarnazione continua. Il suo cammino non è individuale, ma va compiuto in comunione con la Chiesa, anche accettando le lentezze, ma mai spegnendo la profezia.
Se nel passato poteva bastare un prete, oggi non ci sono la protezione e il ruolo che lo difendono: o è una persona matura, capace di discernimento personale, e credibile come uomo, oppure è irrilevante e inconsistente ... essere persone vere non significa essere perfetti, anzi, essere autentici richiede il saper riconoscere e gestire i propri limiti culturali, spirituali, per non sacralizzarli e vendere come vangelo quello che è solo un tratto della propria personalità; essere uomo significa condividere la cultura del proprio tempo: il Concilio direbbe "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto" (cfr. GS 1) ... il prete non sarà allora più e solo il funzionario di un'agenzia che vende servizi religiosi, ma uno che ha incontrato per prima il Signore e ne diventa un testimone. É una persona salvata, che ha sperimentato su di sé la forza dell'amore misericordioso del Signore: ha conosciuto la "buona notizia" e non può tacere.
Il prete non è un libero professionista: fà corpo col presbiterio, presieduto dal Vescovo, con la comunità cristiana ... egli è pastore. Il pastore vero è il Signore, sua è la Chiesa, Lui la nutre, ma i doni nella Chiesa passano attraverso le labbra e le mani del prete (la Parola, i Sacramenti, la Riconciliazione) ... egli è il servo dello Spirito Santo, al servizio della sua comunità, perciò non annuncia il suo vangelo, ma quello di Cristo.
Uomo di comunione, promuove la responsabilità di tutti, uomini e donne, secondo le indicazioni del Vaticano II, accogliendo con gioia i vari carismi, incoraggiandoli e armonizzandoli ... vive in una Chiesa compagna di viaggio più che maestra seduta in cattedra.
La Chiesa non vuole un leader, né un organizzatore aziendale, ma un uomo di comunione: è importante che impari finalmente a collaborare!
II prete è infine un missionario: Pietro, sul monte Tabor, estasiato dalla visione del Signore glorioso, propone a Gesù di piantare tre tende ... è la perenne tentazione dello spirito umano, quello di sottrarsi dalle responsabilità e rifugiarsi nelle persone che illudono consolando: la risposta è data dallo stesso Signore Gesù: "come il Padre ha mandato me, cosi anch'io mando voi: Andate!".
Il prete educa dunque cristiani missionari ed è lui stesso missionario: basta che abbia il coraggio di continuare l'antica tradizione di visitare le famiglie e scopre di essere un missionario. La missionarietà sa incontrare il nuovo; lo sconosciuto, semina senza esigere di vedere subito il frutto, offre una notizia, lasciando a Dio il periodo della raccolta nel tempo che vorrà.
Il mistero dell'Incarnazione non è un punto isolato della storia: è uno stile che Dio ha iniziato in Cristo Gesù e continua per la presenza dello Spirito Santo nella Chiesa, per questo non abbiamo paura di affrontare il futuro, con tutti i cambiamenti che potrà comportare. La fedeltà di Dio è creativa.
Con questa fede guardiamo al futuro del prete, nella novità e nella continuità, con la fatica di lasciare, con la fatica di accogliere ... ma con la speranza di rinascere, sempre.